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ASSOCIAZIONE COMUNITA' SOLIDALI NEL MONDO ONLUS  

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Un grazie per le vostre continue attenzioni

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Destina il tuo 5 x mille dell'IRPEF
all'Associazione "Comunità Solidali nel Mondo Onlus"

PER LE DONAZIONI IL NOSTRO CODICE FISCALE E'

N° 97483180580

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www.solidalinelmondo.org
 

Carissimi Amici 
mi permetto di inviarvi una lettera relativa al contributo del 5 per mille da donare per una "buona causa"
Da alcuni anni sosteniamo le attività della "Comunità Solidali nel Mondo- onlus" che opera in Tanzania e che realizza progetti di solidarietà per gli ultimi della Terra e per giovani con disabilità gravi
Quest'anno vorrebbero, con il contributo di tutti Noi, realizzare una azienda agricola nella zona di Wanging'ombe all'interno dello stato della Tanzania per dare un minimo di lavoro e dignità ai ragazzi con disabilità fisiche e mentali.
Nello scusarmi per il disturbo ti invio cordiali saluti
 
 
PER SOSTENERE IL PROGETTO E' ATTIVO IL CONTO CORRENTE INTESTATO
ALL'ASSOCIAZIONE (COLLEGATA CON IL CESC-PROJECT)  
"COMUNITA' SOLIDALI NEL MONDO - ONLUS"  - 
BANCA POPOLARE DI MILANO
CONTO n. 66476; ABI: 05584; CAB: 03226; CIN: E

Le donazioni fatte a nostro favore possono godere dei benefici fiscali (art. 14 della Legge 14/05/2005 n. 80). Ricordati però che per poter usufruire delle agevolazioni è importante conservare la ricevuta del versamento che hai effettuato. Sia i privati che le aziende possono dedurre le donazioni effettuate direttamente dal loro reddito fino al 10% del reddito complessivo dichiarato e comunque nella misura massima di 70.000 Euro all’anno.

http://www.mtwango.org./progetti.php?prg_id=1195401829

 

Testimonianza di Adolfo Marinangeli, volontario a Mtwango in Tanzania


"Associazione Comunità Solidali nel Mondo" sostiene a Mtwango un progetto di adozione a distanza di 45 bambini bisognosi, accolti presso il Villaggio Tumaini.
Oggi ci ha scritto l'ing. Adolfo Marinangeli, volontario presso la missione di Mtwango, che ha avuto la possibilità di trascorrere qualche tempo con i bambini coinvolti nel progetto di adozione a distanza.

Questa è la sua testimonianza: 

«Sono tornato da poco dalla Parrocchia di Mtwango in Tanzania. Sono stato accolto con grande calore da Don Tarcisio e da Fausta. 
Nella parrocchia ho visto il filmato fatto a favore di quella popolazione e mi è molto piaciuto, anche perché è toccante e fortemente emotivo.

Insieme a mio cognato Michelangelo Chiurchiù, che ha attivato qui un progetto con il servizio civile, ci stiamo interessando della costruzione dell'ospedale pediatrico di Ikelu, vicino alla missione di Mtwango, (diocesi di Njombe) al fine di poter completare "in tempi brevi" l'opera che avete anche voi visto e in parte realizzato grazie al lavoro e alla direzione dei Vostri Bravi Volontari. Speriamo bene e speriamo soprattutto nella provvidenza divina che ci dia un po aiuto!

Voi state facendo davvero molto aiutando questi bambini e queste persone e vorrei ringraziarvi personalmente per quello che avete già fatto e continuate a fare ogni giorno. Certo anche , e soprattutto con Don Tarcisio e Fausta che sono due persone eccezionali e di grande umanità!

Come avete detto nel vostro video fare del bene arricchisce soprattutto chi lo fa e questa è stata la grande testimonianza e l'esperienza che ho potuto fare a Mtwango in questi ultimi giorni ed ora posso davvero tornare a casa felice. 

Se qualcuno mi chiedesse infatti di sintetizzare in una sola parola la mia esperienza di questi giorni risponderei "UTILE"............. Mi sono sentito "utile".
Utile come non mi sono mai sentito in molti anni in Italia, soprattutto in questi ultimi anni di confusione, di corse, di affanno e di stress.

Tornare in parrocchia alla sera stanco, ma con il piacere di essere stato "utile" per una buona causa.

Grazie di nuovo per quello che state facendo e che sono sicuro continuerete a fare!»

Adolfo Marinangeli 

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Il sistema sanitario camerunese è veramente difficoltoso e strano, specie per noi che siamo abituati ad arrivare in un qualsiasi pronto soccorso o ospedale ed avere tutto il necessario a portata di mano. Qui non è così...e sono riuscita a capacitarmene solo il giorno dopo quando ho dovuto fare da spola diverse volte tra la farmacia dell'ospedale e quella della città. L'ospedale non ha e non mette a disposizione nulla! E per nulla intendo anche gli aghi per la flebo o le siringhe per le iniezioni. Bisogna comprare tutto, i medicinali, le sacche per la flebo, e se hai fortuna puoi trovare quasi tutto alla farmacia interna, altrimenti sei costretto appunto a recarti fuori. Se sei fortunato, hai anche un'auto per poter andare a fare gli esami più approfonditi in un altro nosocomio, perché dove sei ricoverato non c'è possibilità di farlo...se non sei fortunato vai in moto-taxi. È capitato di aver avuto un'emergenza con uno dei piccoli ed avere l'infermiera che ti chiede di andare a comprare un farmaco...ma come si fa??! E se quella volta alla farmacia interna non ci fosse stato? Cosa sarebbe successo? È inconcepibile, non si può tollerare una cosa simile che una struttura sanitaria non disponga del minimo necessario per prestare un primo soccorso. Ma come si dice...questa è l'Africa!

Giorno dopo giorno si è ripetuta la stessa scena, io e Daniela siamo andate in ospedale tutte le mattine per portare da mangiare ai bambini e alle ragazze che facevano loro assistenza, perché anche i pasti sono a carico dei pazienti dal momento che non vi è una mensa interna. Parlavamo con i medici o gli infermieri poi si partiva verso la farmacia. Giorno dopo giorno scendevo dall'auto con un'ansia allucinante, incrociavo il personale ospedaliero, che oramai era diventato come un amico. Tutti chiedevano notizie dei bambini, in particolare i tecnici di laboratorio che non hanno rinunciato anche a consigliare alcuni “rimedi tradizionali” (come quello di aggiungere dell'aglio alla buille dei bambini), e ai quali mi rivolgevo per avere spiegazioni più dettagliate sulle diagnosi. Giorno dopo giorno si notavano miglioramenti in tutti e questo mi aiutava ad andare avanti un po' più serenamente, in tutti tranne in Asta, la cui infezione intestinale era molto più grave rispetto agli altri. Ho vissuto 10 giorni come se stessi in un limbo, sembrava di essere in una dimensione parallela...quando mi sveglierò da questo incubo? Era una delle frasi che ripetevamo spesso con Daniela. Giorno dopo giorno, sono iniziate le prime dimissioni dall'ospedale, ormai i bambini si erano ripresi iniziavano a mangiare e i valori erano rientrati nella norma, Asta era l'unica che non migliorava anche se noi cercavamo di aggrapparci ad ogni minimo segno positivo. Quella speranza di rivederla di nuovo sorridere, giocare e piagnucolare si è spenta insieme a lei. Quel giorno eravamo riuscite a tornare a casa prima del solito, e quando sono andata a salutarla con il solito bacio mi ha guardata in un modo strano...quasi volesse davvero salutarmi l'ultima volta. Ho avuto un tuffo al cuore e ho avvertito una strana sensazione. Trenta minuti dopo si è spenta. Non ci potevo credere quando al telefono Rosa mi ha detto di tornare all'ospedale per andare a prendere Asta. Ho cercato di reagire da subito e di farmi forza, anche se vedere la morte così da vicino e soprattutto su una bambina di un anno e mezzo non è facile, ma l'unica cosa che si può fare in questi casi è di guardare avanti e capire che c'è ancora della vita tutt'intorno che ha bisogno di essere aiutata e ammirata.

Il ritorno alle attività quotidiane è ripreso normalmente, in fondo non potevo lasciare da parte i miei bimbi del sare che il pomeriggio in cui sono “ritornata” mi hanno guardato con aria da rimprovero ma sempre entusiasti.

Il giovedì c'è stata la prima teatrale dello spettacolo inerente al progetto di Daniela. Gli attori sono gli educatori del centro e lo scopo è quello di portare la rappresentazione nei villaggi in modo da sensibilizzare sull'importanza di dare un futuro ai bambini disabili soprattutto per quanto riguarda la scolarizzazione. Domenica invece è partita la tournée (partenza sempre in stile gruppo vacanze Piemonte) che ha toccato come prima tappa il villaggio di Nuboutu. L'affluenza è stata buona, gli spettatori si sono divertiti...speriamo solo che anche il messaggio sia passato.

Da lunedì è partito l'esperimento “mangiare africano per una settimana”. Abbiamo deciso di mangiare in refettorio per sperimentare appunto quali scompensi o miglioramenti fisici possiamo ricavare dall'alimentazione autoctona. Il menù è abbastanza sobrio e monotono: colazione alle 6,30 con buille (un intruglio bollito costituito da riso, farina di miglio, pasta di arachidi, e altri ingredienti), pranzo alle 13,00 con la boull, e cena alle 18,30 con...la boull! Domenica prossima arriverà il responso finale...chi resisterà?

Ciao a tutti

 

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Amica, amico,                                                                                                 ILEMBULA 03/03/09

                       Ti ho scritto per Natale e ora ti sto scrivendo per Pasqua. Nel mezzo però ci sono almeno 4 mesi. Il tempo passa. Io quest’anno compirò 62 anni. Per fortuna la salute mi assiste.La memoria è diminuita però non mi lamento. Mi rimangono ancora molte potenzialità che mi permettono di essere attivo. Ne ringrazio in Signore.In questi giorni abbiamo iniziato la quaresima e iniziato la preparazione alla Pasqua. Durante la quaresima rifletteremo e cercheremo di mettere in pratica questo versetto di Matteo (Mt 5,44): “ma io vi dico:amate i vostri nemici e pregate per i vostri persecutori”.Questo è il nostro motto per la quaresima. Visto poi che qui stiamo ancora facendo l’anno di S.Paolo, rifletteremo anche su di lui e sulla sua vita. Lui scriveva”abbiate in voi gli stessi sentimenti che furono in Gesù Cristo”.

Quali sentimenti abitano Gesù? Quali di questi sentimenti sento che mi appartengono? Quali faccio più fatica a vivere? Spero che lo Spirito ci aiuti a riflettere a fondo su queste frasi. A Pasqua battezzeremo gli adulti che si stanno preparando. Non pensare  a veri adulti: è gente tra i 15 e i 18 anni oppure anziani. Le persone tra i 25 e i 50 anni difficilmente si lasciano guidare da pensieri religiosi. Tutto il mondo è paese. Chi è nella pienezza della vitalità è preso soprattutto dalle preoccupazioni terrene.

L’africano è naturalmente molto religioso, ma come succede in moltissime forme religiose, compresa quella cristiana, si prega,si fanno riti per chiedere favori per sé stessi o per il proprio gruppo.  Chi pensa davvero agli altri fino a donare la  propria vita?

Gesù  sa morire per chi non lo merita o non è degno di tale amore. Anche su questo riflettiamo durante la quaresima. Purtroppo tantissime persone sentono la presenza di Gesù come un impedimento alla propria realizzazione, allorché Lui ci aiuta a realizzarci davvero.

Da alcuni mesi ho chiuso un orizzonte e ne sto aprendo altri. Ho smesso la cooperazione con le suore per la conduzione dei lavori dell’ospedale di Ikelu. Non ho mollato tutto: assisterò i volontari che vengono per lavori specifici e favorirò l’approvvigionamento di macchinari sanitari. Le suore, proprietarie dell’ospedale sono intenzionate ad aprire almeno un primo servizio già quest’anno. Ora volgo gli sforzi verso la realizzazione di 4-5 casette per orfani qui a Ilembula e un centro di riabilitazione per bambini disabili a Wangingombe. Quest’ultimo sarà realizzato in cooperazione con alcuni membri della comunità di Capodarco. Vedrò di procedere senza troppa fretta.

Anche perché le forze calano. Fausta lei continua indefessa col suo lavoro di assistenza al villaggio Tumaini, agli orfani sparsi nei villaggi, alle scuole materne e ai malati di AIDS. Ha una grande forza di volontà. Per fortuna abbiamo anche parecchia gente che viene a darci una mano. Quest’anno, quanto a piogge, non siamo messi molto bene. Ha piovuto a sufficienza per far crescere il granoturco ma non a sufficienza per rimpolpare le falde acquatiche.  A dire il vero dovrebbe esserci ancora un mese di piogge, ma ci saranno davvero? In 10 regioni della Tanzania hanno già problemi dovuti alla scarsità di pioggia. Quelle che non scarseggiano invece sono le scuole che spuntano come funghi malgrado una enorme penuria di professori. Quella dei maestri e professori è una categoria molto colpita dall’aids insieme alle categorie degli autisti e di altri salariati. Purtroppo tale calamità non accenna a diminuire.

Sto anche programmando un viaggio in Italia, ma non so ancora quando sarà: spero di riuscire a farlo in maggio e giugno. Chi viene qui dice che la crisi economica si fa sempre più dura, nedrò di rendermi conto anch’io. Se malgrado la crisi qualcuno volesse fare versamenti in favore mio e delle mie attività è pregato di usare il conto che ho aperto in una banca locale.

Ecco le coordinate:Nome conto: TARCISIO M TARCISIO  N° conto:19J2071411801 - Iban (codice dall’estero): CORU TZTZ

Chi invece ha bisogno di avere una dichiarazione deducibile, faccia un bonifico sul conto di:

PAMOYA  Conto n°:000000200628  Abi 08538 CAB 54710 Cin Bban p Cin Iban 56  paese IT

Ti saluto. Vivi santamente la quaresima per celebrare una santa Pasqua e pensa a chi è in quaresima perenne a causa di malattie o situazioni difficili. Ciao don TARCISIO      

 

HARAMBE’ : UN’ASTA DI POLLI E MAIALI PER IL

 NUOVO CENTRO DISABILI IN TANZANIA.

  Quando l’iniziativa parte dalla gente!

È curioso prendere parte alla nascita di un progetto partecipando ad un'asta di polli e maiali!
È quello a cui abbiamo assistito domenica 28 settembre nella Chiesa di Wangingombe, una comunità che si sta impegnando nella costruzione di edifici a servizio della popolazione. Il progetto di Servizio Civile di quest'anno – sostenuto dal Cesc Project – prevede il nostro impiego proprio in questa comunità, dove Don Tarcisio e Fausta hanno deciso di realizzare nuove case per il parroco, per un catechista, una scuola, un dispensario e un centro socio-sanitario per disabili.È sicuramente un progetto ambizioso, ma che ha già mosso i primi passi con l'inizio della costruzione della casa delle suore e con l'individuazione di un edificio da adibire a centro di aggregazione per bambini disabili.
L'importanza di intervenire in questo ambito è dovuta alla mancanza di attenzione nei riguardi delle persone con handicap, che vengono abbandonate alle famiglie e al loro destino senza alcuna assistenza.
Il nostro compito sarà contribuire alla realizzazione e alla buona riuscita del progetto sotto due aspetti:

Ø      un aiuto tecnico nella progettazione e nella costruzione delle strutture;

Ø      la realizzazione di un censimento che permetta di rilevare l'entità e i bisogni dei bambini disabili presenti nella zona;

Ø      la realizzazione del centro di aggregazione.

 Per concretizzare questi obiettivi anche la comunità locale si è impegnata in prima persona attraverso una raccolta fondi molto particolare.Dopo la consueta messa domenicale, con i suoi canti gospel e i suoi balli tradizionali, è stato illustrato alla comunità il lavoro che si intende fare, dopodiché è partita l'harambee, un'asta attraverso la quale raccogliere fondi per il progetto.Numerosi sono i finanziatori coinvolti tra cui un commerciante locale e un membro del Governo il quale, affetto da una disabilità motoria, è particolarmente sensibile agli obiettivi del progetto. Tutti hanno partecipato in base alle loro possibilità offrendo gli oggetti per l'asta (dalle uova ai sacchi di riso, dai quaderni alle capre) e facendo numerose offerte per il loro acquisto; inoltre chi comprava un oggetto spesso lo regalava a qualcun altro, com'è accaduto con alcune studentesse alle quali è stato regalato del materiale per la scuola, mentre a noi è stata donata una gallina che avevamo perso durante l'asta! Secondo l'usanza locale è stato offerto ai partecipanti anche un ricco pranzo a base del tipico riso "pilau" (un riso condito con molte spezie), verdure e carne... da noi molto apprezzato!
È stato interessante prendere parte a un evento di questo tipo, sentendoci coinvolti dall'atmosfera festosa e dall'accoglienza che ci è stata dimostrata, ammirando l'impegno manifestato da tutta la
comunità di Wangingombe e sentendoci ulteriormente motivati ad iniziare con entusiasmo il lavoro che ci attende.

                                                         I volontari del Servizio Civile

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Quante emozioni e prove di forza ha dovuto affrontare il mio cuore e il mio cervello in questa settimana. È stato come vivere un incubo continuo, mattina e sera. Mi svegliavo e mi addormentavo con un insieme di pensieri che non mi davano pace e mi accompagnavano anche nella fase onirica. Quando lunedì primo giugno Rosa mi ha chiamata chiedendomi di accompagnarla insieme alle altre a portare tre dei bambini all'ospedale sarei voluta sparire. Mi è mancata la terra sotto i piedi...”cosa faccio? Come faccio? E soprattutto ce la faccio?” Basile, Hadjaratou e Angel erano avvolti in asciugamani tra le braccia delle ragazze che li seguono alla creche. I bagagli erano pronti in previsione di un eventuale ricovero. Fretta, tanta fretta e tensione nell'aria...i piccoli avevano tutti la febbre alta e respiravano a fatica. Basile era l'unico che mostrava una faccia decisamente arrabbiata, e come dargli torto? Attraversavamo le campagne e villaggi ed io cercavo di distrarre la mia mente dai pensieri più negativi. La prima tappa è stato il centre de santé di Djarengo, che a detta di tutti è il migliore per i bambini, ma al nostro arrivo l'infermiera bianca che ci ha accolto ci ha guardatdo con aria interrogativa chiedendoci: “cosa vi aspettate da noi? Questo è solo un centre de santé, non è un ospedale!”. Ad ogni modo ci hanno dato una stanza per tenere i piccoli sotto osservazione. Li abbiamo lasciati con le ragazze e siamo ripartite verso l'ospedale Meskin dove erano ricoverate altre due delle nostre bambine: Asta e Odette. Anche qui la situazione non era delle migliori, le piccoline erano lì già da diversi giorni e non vi erano cenni di miglioramento. Intanto il mio stomaco cominciava a stringersi sempre di più, sentivo come se una mano lo stesse strizzando come una spugna...ma perché tutta questa sofferenza a queste piccole creature? Rosa con la solita lucidità di prendere grandi decisioni anche nei momenti di panico, aveva già tutto organizzato in testa. Io e Ambra saremmo tornate al centre de santé a riprendere i tre piccoli e a portarli all'ospedale della Caisse, lei ci avrebbe raggiunto dopo. Arrivati all'ospedale quando il medico ci ha visto non è sbiancato solo perché il colore della sua pelle non glielo permette...ha capito che la situazione non era splendida. Dopo essere stati visitati i piccoli pazienti sono stati alloggiati in una stanza a tre letti, e per noi è cominciato il corri, corri tra laboratorio analisi, farmacia e mercato per acquistare tutto quello di cui c'era bisogno. Alla fine alle 18,30 siamo rientrate a casa stremate, nessuno in macchina ha avuto la forza di dire mezza parola...la giornata era stata troppo sconvolgente e intensa.

 Nuova Lettera/Racconto da Chiara Missionaria in Cameroun .............. Questa è l'Africa!